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Gli orecchini antichi di Zendaya: tra fascino storico e controversie archeologiche
Il tour promozionale del film 'The Odyssey' ha generato grande entusiasmo per lo stile impeccabile di Zendaya, ma un accessorio in particolare ha innescato una complessa discussione. Durante un evento fotografico a Londra, l'attrice ha arricchito il suo outfit Jacquemus con un paio di dischi d'oro, datati al primo millennio a.C. e ritenuti di origine persiana antica, trasformati in orecchini dal gioielliere britannico Glenn Spiro.
Questi manufatti, parte della collezione della galleria londinese Barron London, non sono in vendita ma vengono offerti in prestito per occasioni speciali. La loro natura di reperti storici ha però scatenato un vivace confronto tra esperti d'arte, archeologi e osservatori del settore.
Le critiche non si sono focalizzate direttamente su Zendaya, ma piuttosto sul percorso di questi oggetti prima del loro ingresso nel mercato dell'arte e dell'alta gioielleria. Numerosi specialisti suggeriscono che i dischi d'oro possano derivare dal cosiddetto tesoro di Ziwiye, una serie di ritrovamenti emersi in Iran nella seconda metà del Novecento, privi di una documentazione archeologica conforme ai criteri moderni. Molti reperti associati a tale contesto sono infatti apparsi sul mercato antiquario con origini poco chiare.
L'assenza di una documentazione completa rappresenta una questione cruciale per gli archeologi. Senza una storia verificabile, è difficile escludere che tali oggetti provengano da scavi clandestini o da reti illegali che tuttora alimentano il commercio internazionale di beni culturali. È importante sottolineare, tuttavia, che al momento non vi sono prove pubbliche che attestino un'acquisizione illecita degli orecchini indossati dall'attrice. La loro provenienza rimane oggetto di dibattito accademico, ma non sono state accertate irregolarità specifiche.
Questa vicenda ha diviso anche il mondo accademico. Alcuni studiosi ritengono che l'esposizione di manufatti antichi su un palco internazionale possa sensibilizzare il pubblico verso civiltà meno note, stimolando l'interesse per la loro storia. Altri archeologi, al contrario, sostengono che trasformare reperti archeologici in articoli di lusso rischia di snaturare il loro significato storico. Secondo questa prospettiva, il valore culturale dell'oggetto viene sacrificato in favore del suo prestigio estetico, alimentando indirettamente l'attrattiva commerciale di reperti la cui origine potrebbe non essere del tutto trasparente. Diversi divulgatori hanno inoltre suggerito che un effetto stilistico analogo avrebbe potuto essere raggiunto con riproduzioni fedeli, evitando l'utilizzo di manufatti autentici millenari.
La discussione ha naturalmente coinvolto anche Zendaya e il suo celebre stylist Law Roach, da anni apprezzati per la loro ricerca estetica e i riferimenti culturali nei loro look. Molti osservatori, tuttavia, distinguono tra chi indossa un gioiello e chi ne gestisce la commercializzazione. In produzioni di alto profilo, la selezione degli accessori coinvolge stylist, case di moda, gioiellieri e collezionisti, rendendo improbabile che un attore conosca in dettaglio la storia di ogni singolo pezzo.
Questa vicenda, più che attribuire responsabilità individuali all'attrice, ripropone un quesito sempre più attuale: fino a che punto il patrimonio archeologico può essere trasformato in un oggetto di lusso senza perdere la sua intrinseca valenza storica? La polemica sugli orecchini di Zendaya ha richiamato alla mente un episodio simile che aveva interessato Margot Robbie. All'inizio del 2026, l'attrice aveva sfoggiato sul red carpet una storica collana Cartier, nota come 'Taj Mahal', un gioiello di origine Mughal che era appartenuto anche alla celebre collezione di Elizabeth Taylor. Anche in quell'occasione si erano sollevate riflessioni sul valore culturale dell'oggetto e sulla complessità della sua storia collezionistica. Tuttavia, il clamore mediatico fu decisamente inferiore rispetto a quello generato dal caso Zendaya. Questa disparità di reazioni ha spinto alcuni utenti dei social media a interrogarsi sull'esistenza di un doppio standard nel giudizio delle celebrità che indossano manufatti storici, mentre altri ritengono che i due casi differiscano per provenienza, contesto e natura degli oggetti coinvolti.
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